
(Lorenzo Cairoli ) Vorrei condividere con alcuni di voi una piccola grande gioia vissuta ieri. Ho iniziato a collaborare con uno dei due quotidiani di Brescia - Brescia Oggi - dello stesso gruppo editoriale de ‘L’Arena’ di Verona, de ‘Il Gazzettino’ di Vicenza e della casa editrice ‘Neri&Pozza’ . Il mio primo pezzo - indovinate un po’ ? - un pezzo di gola : il ritratto di una cuoca, Patrizia Podetti, per la quale provai fin dalla prima cena un sincero incantamento. Di più, una Babette delle paste ripiene. Per uno che da bimbo seguiva i suoi genitori andare in pellegrinaggio a Valeggio, la Nashville del tortellino, incontrare una cuoca così fu un’epifania. Ma la dura legge del quotidiano mi ha imposto tre cartelle, tre, e in uno spazio così esiguo non avrei potuto raccontare tutto quello che sapevo di Patrizia. Così ho optato per un taglio da racconto, omettendo che il padre di Patrizia progettò, tra il 1994 e il 1998, nei cantieri di Sines ( Portogallo ) il ponte di Storebaelt che collega la Danimarca alla Svezia. Patrizia rimase a lungo a fianco di suo padre, e nei ritagli di tempo, curiosava nei mercati, estorceva malizie alle cuoche di Sines, le osservava cucinare anitre e selvaggina, inventarsi ogni giorno un modo nuovo di portare il baccalà in tavola e oggi, molti dei suoi piatti, risentono di questo suo soggiorno a Sines, di questo strabiliante mix lusitancamuno. Basta pensare ai suoi ravioli con farcia al baccalà, verdi, verdissimi, perchè nella pasta trovano asilo i broccoli che Patrizia porta in tavola tempestati di grani di pepe rosa. Quando cali la forchetta ti sembra di affondarla nella bandiera portoghese. Ravioli divini frutto di un magistero che nei suoi casoncelli, poi, tocca il picco più alto. Bè, mi ha fatto piacere vedere qui a Gavardo come il pezzo sia stato letto e apprezzato, fin da quando, la mattina, mi sono affacciato nell’edicola, sorprendendo l’edicolante che lo commentava con due anziane signore. Dirò una cosa forse banale, vi sembrerò ingenuo, ma gli occhi della ragazza della tintoria, del signor Gino il titolare dell’Hotel Corona, della sua barista, dell’Enrico, il mio pusher di bagos, del parroco, della fioraia, dei proprietari dell’American Bar, della sarta che mi ha fatto l’orlo dei pantaloni brillavano di una luce inedita, come se mi vedessero, ora, per la prima volta. E c’era un rispetto, un affetto che mi ha accompagnato per tutta la giornata. Come una dolcissima carezza.
Riporto il pezzo integrale :
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Scritto da Adriano Liloni alle 11:47, in storie di cuochi
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