Lancillotto e il mestolo d’oro

il blog di Adriano Liloni & friends

22 Giugno 2007

Un incontro ravvicinato, seconda parte: di Fausto Soregaroli

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                                                              Seconda Parte

 

 

…Arrivato in cortile, portai il cartone in cantina, passando dalla casa  e stando attento a non far svegliare quelli che dormivano. Arrivai fradicio ad appoggiare il cartone sopra le cassette dell’acqua minerale ed a coprirlo con una cassetta di legno per la frutta: “Così”, mi dissi “ Non può scappare”. Ma scappare dove??

 

Uno cosa può fare una notte d’estate con una Martora praticamente morta in una scatola di cartone in cantina? Erano oramai le 2 e 10 e, mentre pensavo a tutto questo, avevo notato che l’animale aveva accennato a muoversi un po’. “Sono sicuramente gli ultimi movimenti dei nervi prima che muoia” mi dissi sottovoce…

Andai al lavabo, presi dell’acqua e cominciai a versagliela in testa. Al sentore della doccia fredda, come miracolosamente, la Martora comincia ad alzare la testa ed a sporgere verso l’alto il corpo, ricadendo su se stessa intontita.

“Dai che ce la fai!” le dissi, “Dai che ce la faccio!”, mi dissi…. Continuai a versarle acqua sulla testa  e ad ogni bicchierata un movimento verso l’alto più deciso e un altro ancora e  ancora… Poi ricadeva sempre su se stessa, sfiancata, anche se, effettivamente, sembrava respirasse molto meglio.

Mi sedetti, rivolgendomi a lei: ”Adesso speriamo in una notte miracolosa, sono stanco bell’animale “nobile”, vado a letto”.

 

Salii in camera e mi addormentai sfinito.

 

La domenica mattina era abitudine che mio nipote, che allora aveva tre o quattro anni, passasse a trovare i nonni e gli zii e qualche volta rimanesse  a pranzo. Lui sapeva che lo zio Fausto era un dormiglione  e, solo quando vedeva la tapparella salire, bussava e mi chiamava.

 

Quella mattina nel dormiveglia, sentii Stefano gridare con la paura e l’ eccitazione di un bambino:” Nonna, nonna, la bestia è scappata non la vedo”. Saliva le scale che portano in casa  e le riscendeva fino a metà. “Nonna, nonna, la bestia è sdraiata sul freezer”.

 

Era viva! Pensai scendendo dal letto più veloce del solito. Era viva!

Scesi in cantina con mio nipotino che mi stava dietro attaccato ai pantaloncini e guardava  e chiedeva  e… Sdraiata sul freezer con la testa verso il pavimento e la coda distesa per lungo la vidi nella sua totale bellezza. Ancora intontita.

Mi avvicinai e non si mosse. Chiamai il mio dirimpettaio fruttivendolo (quello del cartone di banane) e col suo aiuto, guanti da lavoro alla mano, riuscimmo a prenderla senza che facesse una piega e la mettemmo nella cesta piccola dei panni, con sopra un’asse di legno.

 

Solo in giornata trovai una gabbia per gatti… Ho detto gatti, non matti!

 

Il Lunedì seguente andai ad Orzinuovi da un veterinario collega di mio fratello, che si occupava del recupero di rapaci “impallettati” dai soliti “cacciatori” senza scrupoli. E fra i cani agitati all’odore di selvaggina (puntavano tutti la mia gabbietta!)  e Camaleonti (si, c’era una ragazza che aveva due Camaleonti, dei quali, uno, le risaliva la camicia sino al collo: il maschio, probabilmente!), attesi il mio turno e col turno arrivò anche a levarsi il velo del mistero…: dell’”Animale del mistero”.

 

“Bell’esemplare di Faina!” esclamò il medico.

“Una Faina dottore?”, risposi…

“ Si, caspita, una bellissima Faina”… “Stiamo attenti a prenderla”, proseguì… “Al posto dei denti, hanno dei bisturi!”…

 

Una Faina, dunque, non una Martora. Le Martore hanno un peso leggermente inferiore, con la macchia sotto al collo giallognola, non bianca…

Faina suonava in modo diverso, ma era comunque una grande soddisfazione.

 

“Adesso faremo tutte le lastre e le indagini del caso”, disse il giovane veterinario.

“ Speriamo che ce la faccia”, replicai

“ Diciamo che già il fatto che sia arrivata qui da me da sabato, promette bene”.

 

Ero rasserenato, felicissimo e speranzoso…

 

“Quanto le devo, dottore?”…

“ Non crederà che le faccia pagare la visita”, mi rispose.

“Be’, scusi, mi sembra il minimo”…

“ No, invece. Lei mi ha raccolto un animale così di pregio per la strada, quando un sacco di gente abbandona i cani che acquista e le dovrei fare pagare la visita?”…

 

Mi sentii inorgoglito per almeno tre giorni di fila e per altrettanti camminai a dieci centimetri da terra.

 

La mia Faina raggiunse altri animali feriti alla Valpredina, nel bergamasco, dove vi è un’Oasi del Wwf e dove i volontari l’avrebbero assistita nella convalescenza.

 

Non l’ho più rivista, ma la porto sempre con me.

 

 

                                                         ………………………………

 

 

Fausto Soregaroli

 

 

2 Commenti a “Un incontro ravvicinato, seconda parte: di Fausto Soregaroli”

  1. Dovremmo vivere tutti di queste cose. Grande Fausto, sei meglio di Gibran!!

  2. Meno male che non ti ha azzannato il mignolo com’è successo a mia madre!!! Comunque sei stato un ottimo animaliano, come direbbe Adriano!

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