Quel Cuculo e il grido di Libertà: di Fausto Soregaroli

E’ un sabato sera ventilato e potrei certo uscire a fare due passi in una bella città, fra la gente che passeggia e che si prepara alla notte estiva: ehh, si…, perché ormai siamo quasi al 21!
Spero dunque mi si scuserà se, invece, leggendo gradualmente tutte le ultime discussioni del blog, mi è venuta voglia di scrivere.
E lo faccio prendendo spunto da un film famoso diventato cult. Così, pare si dica.
Correva l’anno scolastico 1979-1980 e, in quei primi passi nell’ambiente scolastico di Cremona, una delle cose che scoprii furono i Cineforum. A pochi partecipai, per la verità. Ma uno mi è rimasto dentro, appassionante: proiettavano “Qualcuno volò sul nido del Cuculo”.
Tanti giovanissimi non lo ricorderanno ed a loro, soprattutto, mi rivolgo, invitandoli a cercarlo in qualche videoteca e a goderselo, a sorsi lenti e attenti, decodificandolo, frammentandolo, spezzettandolo, per ricomporlo poi in una sintesi che sia un grido di libertà.
Su questo film, tratto dal libro Qualcuno volò sul nido del cuculo di Kesey Ken, con la regia di Milos Forman e l’interpretazione dell’allora nuova “stella” nascente Jack Nicholson, ci riflettei a lungo – ero un ragazzino- e ancora, ogni tanto, mi ritrovo a rifletterci: in effetti, allora, mi sembrava che ci fosse qualcosa che mi sfuggiva e che non ero in grado di capire. Molto probabilmente era proprio così, ma senz’altro c’era anche un motivo di fondo: la grande varietà di interpretazioni che il film stesso poteva offrire: il mondo, i manicomi, i “matti” e i “normali”, i richiami di libertà che venivano da Praga e da quella che era l’ Unione Sovietica; i Liberal che si facevano sentire in America…
Sicuramente tali significati che emergevano - e tutt’ora emergono dopo averlo rivisto un paio di volte-, non erano tutti realmente voluti dal regista, ma, in ogni caso, Forman li faceva inconsapevolmente nascere.
Il perno che muove la “costruzione” del film è il Cuculo (Cuculus Canorus). Chi non ne ha mai sentito cantare uno?
Qui da me in campagna si sentono, anche se sempre più raramente.
Il Cuculo, l’uccello Cuculo, ha un atteggiamento, un modus comportamentale, del tutto particolare. Credo che sia abbastanza risaputo, del resto.
Questo animale depone le uova a casa degli altri e generalmente a casa di altri uccelli più piccoli. Quando, al ritorno al nido, l’uccello “ospitante” trova la sorpresa, non si fa tante storie: accoglie con generosa istintività il nuovo arrivato, come se fosse un dono del Cielo e, pur essendo di norma più grande delle altre uova, lo cova. Allo schiudersi dell’uovo, il piccolo-grande del Cuculo con istintiva non generosità, fa “volar fuori” dal nido le uova padrone di casa. Avendo i suoi genitori scelto molto bene il nido ospitante, cioè uccelli che si nutrono di insetti, perché il Cuculo è insettivoro (ed ha appunto un comportamento biologico che è il parassitismo) i genitori adottivi si ritrovano ad allevare un figlio non loro che, col passare dei giorni diventa molto più grande di questi ultimi e per stare nel nido deve abbarbicarsi ai bordi dello stesso, sino quando, al momento di prendere il volo, saluta tutti e se ne va fare la sua vita.
Inevitabile credo sia la riflessione che nasce istintiva da queste premesse. Premesse che debbono tenere in considerazione alcuni elementi fondamentali per poi rilanciarli in una visione di globalità.
Una di queste premesse riguarda, appunto, le diversità in generale e l’arroganza del più forte, che solitamente è forte con i deboli e debole con i forti.
Spesso mi rendo conto che, andando avanti da anni a vivere in un sistema che non cambia mai (almeno apparentemente) e che volge lo sguardo al suo consolidamento sempre più marcato e sempre più arrogante, crediamo, dentro di noi, di essere uomini liberi in una società libera.
Sicuramente questo è in parte vero, nel senso che, se guardo altrove, la società occidentale in cui vivo la prediligo senz’altro a molte altre che prevaricano in modo sistematico l’individuo e la sua possibilità di espressione in tutte le forme possibili. Ma proprio perché amo in modo particolare la cultura a cui appartengo mi rendo conto che sempre meno è occidentale e sempre più è massificata.
Ed allora non posso non riflettere e pensare che l’individuo è alienato solo ed esclusivamente nelle culture marxiste-leniniste, ma devo doverosamente riconoscere che lo è anche (e in modo più subdolo) nell’indottrinamento del marketing, del mero consumo e dell’invito costante ad allontanarsi dalla riflessione e da una sana spiritualità (che non ha per forza a che vedere con religiosità).
Quando si prova ad uscire da questi meccanismi e si urla al mondo massificato il proprio disagio ecco che intervengono meccanismi di allontanamento, di isolamento. La persona comincia a chiedersi se è sbagliato il sistema o se è lei che è sbagliata e il sistema stesso cerca di ricondurla nei ranghi.
Se non riesce la bolla come “DIVERSA”, cercando di estraniarla, di spingerla ai margini della società stessa.
Vorrei gridare, invece, che “DIVERSO” è una prerogativa dei pensatori liberi, di coloro che hanno vinto sulla “vestivamo tutti ai giovani Balilla” o “ai giovani di Mao”.
Che “DIVERSO” è una peculiarità della natura: le bio-diversità sono la salvaguardia dell’ambiente, della vita.
Che “DIVERSO” è la sola garanzia di un avvenire consapevole e, dunque, libero.



Fausto, può sembrare semplicistico, ma io direi che tu debba trombare un pò di più.
Te lo dico con affetto.
Scritto da Asdrubale, il 17 Giugno, 2007 at 08:03
Segaroli
cognome non mente!
Scritto da il picchio, il 17 Giugno, 2007 at 08:22
io, al contrario di altri non cancello, ma gradirei critiche piu’ articolate ed intelligenti……
ciao
Scritto da liloni adriano, il 17 Giugno, 2007 at 09:47
Hai ragione Adriano, ma avevo premesso che l’osservazione sarebbe potuta sembrare semplicistica. Però vera. E Sopratutto non volgare
Scritto da Asdrubale, il 17 Giugno, 2007 at 10:06
e’ vero.
Fausto, l’ho conosciuto, e nonostante la sua etica morale, che talvolta assume la sembianza di un fiume in piena, ha salde radici, nel suo comportamento quotidiano,credo gli piacerebbe approfondire il discorso, logicamente se sta bene anche a voi…..senno’ inizio a parlare di polenta concia e “sguisete”
:-O)
Scritto da liloni adriano, il 17 Giugno, 2007 at 10:16
E come si desume da certi commenti di ordinaria amministrazione, la “DIVERSITA’” fa paura.
Tutti avranno rincondotto sistematicamente il mio intervento al Gay Pride, ma in realtà andava ben oltre, non ci pensavo nemmeno nello scrivere. E se questa limitatezza di visuale è effettivamente tale, dimostra il provincialismo tutto italiano, di conseguenza la sua superficialità indotta nel toccare argomenti che le nostre paure mettono in cantina, sotto le mattonelle.
Per quanto riguarda la mia vita sessuale non certo devo stare a darne giustificazioni, ma vi garantisco che è più che mai vitale. Anzi, mi rigenera e mi dà quell’entusiamo di volgere lo sguardo alla vita in modo creativo e con grande curiosità. Quella sana, però! Quella che ti porta a scoprire che sei un piccolo essere umano che ha sempre bisogno di crescere almeno di una spanna e di andare oltre… Oltre l’ignoranza che inevitabilmente, facendo parte di tutti noi, ci portiamo appresso. Per quanto riguarda il signor “picchio” (il Picchio l’ho visto ieri all’Isola Uccellanda, in zona Villagana, a qualche chilometro di distanza da quei laghetti di Bompensiero di Villachiara, che diventano rossi, ma che non temono, per questo, di essere tacciati per “comunisti che mangiano i bambini”) non credo debba dire tanto, se non che il Picchio del Parco dell’Oglio non si nascondeva, era tale! Questi signori, con i loro interventi dotti e articolati, alla fine scrivono sempre sotto pseudonimo. Questa la dice lunga… Ho detto lunga, non lungo!!
Poichè un’altra caratteristisca dell’italiano medio, come Montanelli sempre ricordava (ma prima di lui Prezzolini ed altri) è quella di essere un quaqquaraquà, un uomo banale, un codardo, un voltagabbana.
E il risultato finale lo si legge nella situazione fallimentare dello Stato- Collettività Italiano/a. Poichè se è vero che lo Stato non funziona è vero anche il contrario: che la gente si merità quello che ha. Ovvero: ” popolo bue, mondo stalla!”.
Ad ognuno il suo…
Mi spiace sempre e lo dico con estrema sincerità: quando si offre spunto di riflessione spuntano i coglioni, che di coglioni certo non ne hanno.
Cordialmente,
Fausto Soregaroli
Scritto da Fausto Soregaroli, il 17 Giugno, 2007 at 10:45
vis polemica a gog go, Asdrubale non so chi sia ma e’ stato fra le righe…
ciao
Scritto da liloni adriano, il 17 Giugno, 2007 at 10:48
Caro Adriano,
Asdrubale lo conosci bene… e anche il picchio.
La Zizzania è difficile da estirpare…
Scritto da Fausto Soregaroli, il 17 Giugno, 2007 at 12:29
Io non mi ritengo diverso.
Ma diverso da cosa? Cosa è una questione di cm? di pelle? di religione?
Siamo tutti esseri viventi nella nostra originalità. Semplice no?
Semmai potrei definirmi nevrotico. Si questo si!
Carl Gustav Jung definiva il nevrotico come una persona che, immaginando concretamente la possibilità di un mondo migliore, riusciva ad avvelenarsi la propria esistenza con la realtà quotidiana che ci impongono di vivere.
Scritto da Edoardo B., il 17 Giugno, 2007 at 14:08
Paul Watzlawick, nel suo “Istruzioni per rendersi infelici”, descriveva il nevrotico come colui che continua a far cose, a seguire determinati percorsi, pur sapendo che sbaglia e che soffre…Eppur non cambia…
Scritto da Fausto Soregaroli, il 17 Giugno, 2007 at 15:37
Me lo sto riguardando proprio ora questo bellissimo film che avevo visto troppi anni fa. E ho capito che questo pezzo, caro Fausto è legato più saldamente di quanto sembri all’articolo che tu hai scritto su Welby. Edoardo, tu dici che siamo tutti esseri viventi (presumo che tu intenda uguali) nella nostra originalità…ma allora perchè vietiamo ancora il diritto di morire ad un uomo stremato da indicibili sofferenze? Perché le sue convinzioni sono diverse. Diverse dall’opinione corrente, dalle italiche tradizioni cattoliche? E si badi bene, parlo di tradizione e non di religione, che è praticata da pochi, pochissimi. Ad Asdrubale consiglio di adottare un nome meno nefasto…il povero fratello di Annibale non ha fato una bella fine!!
Scritto da Alice Gerra, il 18 Giugno, 2007 at 16:39
Sappiamo, fra l’altro benissimo, che l’eutanasia o l’”eutanasia” concepita come rifiuto dell’accanimento terapeutico ha un denominatore comune con l’aborto.
In certi ambienti, soprattutto ricchi e borghesi, l’aborto e l’eutanasia con e senza le virgolette sono da sempre praticati, ma di nascosto. Questa è una diversità, ad esempio… Eppure non mi sembra che la Chiesa Romana si sia mai battuta per impedirli.
Come non ho mai sentito la Chiesa Romana alzare la voce contro la pena di morte, ma sempre l’ho sentita discutere sul “sesso degli angeli”. Eppure la pena di morte è un crimine che una società attua nei confronti di un individuo.
La carità Cristiana è sempre più lontana dalla centralità Vaticana…
Perchè, ad esempio, Monsignor Romero, Arcivescovo di san Salvador, ammazzato mentre quel Lunedì del 24 marzo 1980, alla messa delle 18 stava alzando il calice dell’offertorio, non può ancora essere santificato mentre Karol Wojtyla lo era che non era ancora morto? Semplice: perchè c’è una diversità fra i due: Mosignor Romero era per la Teologia della Liberazione, Karol Wojtyla era “custode” della tradizione.
Eppure Romero ha dato la vita come il Cristo, senza togliere nulla a Wojtyla che, ad esempio, ha salvato Paul Marcinkus, che non mi sembra fosse un’anima molto candida… Anche i “peccati” sono diversi gli uni dagli altri…
Questa è scuola Vaticana, non Cristiana.
Invito a leggere “Korogocho, alla scuola dei poveri”, di Alex Zanotelli, Missionario Comboniano.
Scritto da Fausto Soregaroli, il 18 Giugno, 2007 at 19:52
Alice perchè fai a me quella domanda? Io sono un corsaro: ho le MIE leggi.
Per convivere con il resto del globo mi limito ad accettare le opinioni altrui…quando non vogliono interferire o pilotare quello che voglio e faccio io.
Ok?
Scritto da Edoardo B., il 18 Giugno, 2007 at 21:29
Perché tu hai rivolto alcune domande ed io ho proseguito il discorso, non c’era nessun tono d’accusa, Edoardo. Contenta che tu abbia deciso le TUE leggi, non è cosa facile al giorno d’oggi.
Scritto da Alice Gerra, il 18 Giugno, 2007 at 22:40
Caro Edoardo,
Io sono un po’ ignorante sui Corsari, ma mi sembra che, da quella risposta che hai dato tu ad Alice, non siano molto galanti con le Donne. Fra l’altro considerando che la domanda dell’Alice era molto serena e da contestualizzare. Insomma, era più generica, pur rivolta a te: come se l’avesse posta a tante altre persone che ora leggono il blog. Eppoi…: ognuno di noi ha le proprie idee; anche io rispetto, ad esempio, quelle di Tommaso Farina, che con quel “Non sono in nulla e per nulla d’accordo” liquida qualsiasi possibilità di confronto. Non le condivido, ma le rispetto… Un po’ come quando capisco certe affermazioni, ma non per questo le sottoscrivo, anzi…
E comunque, quando tu affermi:
“Per convivere con il resto del globo mi limito ad accettare le opinioni altrui…quando non vogliono interferire o pilotare quello che voglio e faccio io”.
Be’, Edoardo, se sei sicuro di te stesso non credo che tu debba temere di essere pilotato o plagiato… Via Web, poi! E non mi sembra, ripeto, che nessuno lo voglia fare.
Quello che invece noto in questo Blog è che, contrariamente a quanto vorrebbe Adriano, ovvero stimolare non solo i succhi gastrici, ma anche le meningi e l’adrenalina più sana, si glissa e non si partecipa a nessuna discussione che metta in crisi le proprie coscienze e conoscenze.
Speriamo che non si confonda una cosa fondamentale: l’essere sovversivi (quantomeno del gusto) e l’essere reazionari.
Personalmente cerco sempre, per quel che mi riesce, di essere liberale e curioso - nella più ampia e autentica valenza delle due espresssioni-,il che porta, inevitabilmente ad approfondire, cercando di dire ed esprimere quello che penso anche rifiutando quella moda tutta italiana di essere conformisti dell’anticonformismo… modalità che si esprime in maniera ridondante nei radical-chic.
Buonanotte a tutti…
Scritto da Fausto Soregaroli, il 19 Giugno, 2007 at 00:22
andate a fanc……!:-O)
Scritto da liloni adriano, il 19 Giugno, 2007 at 00:30
Stimoliamoci i succhi:
Galante è una cosa, ruffiano è una altra!
Non ho aggredito Alice, ho solo rigirato la domanda. Nella mia persona non c’è posto per il grigio. Io sono così, pagandone sempre le conseguenze.
…Ma Alice lo ha capito, non è offesa.
Sul resto hai ragione si glissa! O meglio glissano in tanti. Ma vedi non è facile parlare di una cosa se non la hai sperimentata sulla tua pelle.
Vedere un tuo caro scheletrito nell’arco di un mese da un improvviso cancro.
Ho asistere alla vita non vita di uno in coma che sopravvive attaccato alle macchine.
Più che eutanasia io parlerei di lasciare alla natura il destino di una persona.Come facevano i nostri vecchi. Considerare il velo sottile che separa l’accanimento terapeutico sulla “cavia-uomo” e la lotta per la vita/sempre/vita!!
Non è questione del Vaticano, ma è una questione umana: Rincorriamo il mistero della nostra esistenza, cerchiamo di sconfiggere l’unico dato certo della nostra vita: la morte.
Fausto, nella tua sete di giustizia e verità, lascia stare la morte un attimo e fai un giro dove arriva la vita.
In sala parto.
Lo sai in che stato viviamo sui usi et costumi delle puerpere?
Il terzo mondo.
La mia provincia detiene il primato di bambini con problemi derivanti da complicazioni del parto, per non parlare di bambini vivissimi in panza e morti di parto. Sempre colpa del cordone ombelicale che strozza tipo pitone.
Di questo nessuno ne parla, anzi certe signore si vantono anche delle ore di travaglio anzi dei giorni. 30/35 ore di strilli ma poi….
Io credo che se un uomo provasse quel dolore le cose sarebbero cambiate da un pezzo, dato che un maschio normale di solito non sopporta nemmeno un male ai denti.
Adesso vado aff….lo
Ciao gente.
Omaggi Alice!
Edoardo B.
Vedi in che illusione viviamo?
Scritto da Edoardo B., il 19 Giugno, 2007 at 08:42
Molte volte si vive fuori dalla norma per non avere l’angoscia della vita, che si accorcia ogni giorno che passa…..e ti presenta il conto.
Il mio affanculo era taumaturgico……
Scritto da liloni adriano, il 19 Giugno, 2007 at 10:40
Edoardo sei schizzato ai primi posti della mia top ten di questo sito..e diciamo le cose come sono! A volte dire ciò che si pensa è controproducente, le persone leggono sempre ciò che vogliono e ciò che a loro interessa nei discorsi che facciamo, e la schiettezza è letta a volte come insensibilità, ma non sempre la delicatezza o la diplomazia sono possibili…L’ho imparato a mie spese. Noi donne di difetti indubbiamente ne abbiamo tanti, ma ultimamente guardo voi appartenenti al “sesso forte” e mi rendo conto che forza e coraggio non sono sinonimi, e per portare avanti i propri pensieri di coraggio ce ne vuole tanto. Di Fausto apprezzo questo, il coraggio nel suo continuo e costante impegno nel dire ciò che pensa anche se sa già in partenza che qualche pirla gli tirerà della palta addosso, complimenti. per quel che il mio pensiero può valere.
Ma siete sicuri che sia la diversità in sè a fare paura e non, piuttosto, il pensiero che ci scatena che forse è la nostra “normalità” a non essere perfetta?
Scritto da ilaria broccardo, il 19 Giugno, 2007 at 11:21
…uhmm…
e se buttassimo via termini come normalità e diversità?
esseri unici ed irripetibili: non va meglio?
Certo, c’è una moltitudine di gente che dorme: (http://www.riflessioni.it/enciclopedia/gurdjieff.htm)
ma c’è anche chi si è svegliato…
Scritto da Edoardo B., il 19 Giugno, 2007 at 12:32
URL che ho postato si è volatilizzato chissa…
segnalo questo:
http://www.gurdjieff-italia.org/
« L’uomo moderno vive nel sonno; nato nel sonno, egli muore nel sonno. Del sonno, del suo significato e della parte che ha nella vita, parleremo più tardi, ora riflettete soltanto su questo: che cosa può conoscere un uomo che dorme? Se ci pensate, ricordandovi nello stesso tempo che il sonno è la caratteristica principale del nostro essere, subito vi diverrà evidente che un uomo, se vuole realmente conoscere, deve innanzi tutto riflettere sulla maniera di svegliarsi, cioè sulla maniera di cambiare il suo essere. »
Da “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” P.D. Ouspensky (Astrolabio)
Mi permetto questa segnalazione perchè trovo tante cose interessanti nelle teorie dell’autore.
Sono cose comunque destabilizzanti che vanno assorbite con cura!!!
Scritto da Edoardo B., il 19 Giugno, 2007 at 12:41
Già tu, Ilaria, hai posto “normalità” fra le virgolette. Questo dice tante cose. E del resto come nascondere che al sottoscritto la cosidetta normalità spaventa. Spaventa non tanto perchè è imperfetta, ma perchè è, il più delle volte, una maschera asettica. E quando manca quella genuinità di fondo nel vivere di tutti i giorni, manca l’essenza della persona. Ricordo le nonne e i nonni della mia generazioe: ve n’erano alcuni che sebbene conducessero una vita normale non erano “normali”, bensì erano il risultato di una sintesi umana elaborata passando per mille sofferenze, magari per due guerre e la fame, per figli persi… L’equilibrio che avevano maturato era e rimane, soprattutto ai nostri giorni, eccezionale in tutti i sensi.
Sarebbe, poi, un grande errore, a mio parere, ricercare troppo insistentemente la perfezione nella dimensione umana: si rischierebbe di perdere d’occhio la vita e, dunque, di non viverla.
Per quanto riguarda quello che diceva Edoardo ( be’, almeno siam riusciti a mandare all’arrembaggio il Corsaro! ) sono perfettamente d’accordo con lui quando afferma che si deve volgere lo sguardo alla vita. Ma quella di Welby era vita: una vita di orribile sofferenza.
I bambini, poi…: prendo questo dato da Internet: “… secondo i dati ufficiali del ministero della Salute, il tasso di mortalita’ infantile in Italia e’ del 4,9 per mille, con punte del 7,33 per mille in Sicilia, Puglia e Basilicata.
Traduzione: il tasso di mortalita’ infantile “involontaria” in Italia e’ superiore del 60% rispetto a quello olandese. Ovvero, il tasso di mortalita’ infantile italiano e’ pari al tasso di mortalita’ olandese complessivo (incluso quindi l’”infanticidio” intenzionale da parte dei medici nord europei). E’ anche da sottolineare che il tasso di mortalita’ in alcune regioni del sud Italia (Sicilia, Puglia, e Basilicata) e’ quasi quattro volte superiore a quello olandese “involontario” e 50% superiore al tasso di mortalita’ olandese complessivo. Come e’ possibile tutto questo?
1. anche in Italia i medici praticano clandestinamente l’eutanasia infantile;
2. la carenza delle nostre strutture sanitarie e/o la scarsa preparazione dei nostri neonatologi e pediatri rispetto a quella dei medici olandesi.”…
E aggiungo, se mi consentite, che l’ultimo episodio di incresciosa realtà successo ad un bambino è stato quello di Pralboino, nella “ricca” bassa Bresciana, a 25 km dal mio paese. Appena nato, sano, magari mentre faceva le sue smorfiette, sorridendo e piangendo come tutte queste meravigliose creature, è stato chiuso nel sacchetto della spesa e gettato nel cassonetto dell’immondizia…
Un Angelo l’ha salvato.
Scritto da Fausto Soregaroli, il 19 Giugno, 2007 at 12:46
Pensa che ho un figlio di 6 anni e mezzo..che non vedo piu’…considerta che avrei voluto, forse egoisticamente “allevarlo” con le mie idee, considera che la vita mi ha dato nonostante le esteriori soddisfazioni edonistiche, in realta’ una solitudine lancinante….ed allora il mio dolore diventa mostruoso, se penso ai disgraziati che buttano i neonati nella spazzatura….se avessi la possibilita’ di averli fra le mani potrei diventare veramente un assassino.
Scritto da liloni adriano, il 19 Giugno, 2007 at 13:23
Solito discorso, ci vuole coraggio per stare svegli, io ci sto provando e,lo ammetto, a volte ripiombo nel sonno e poi quando mi risveglio il prezzo da pagare è altissimo. Usare il termine normaniltà secondo me non è negativo di per sè, normale è ciò che è quotidiano, conosciuto e ripetuto. Dà sicurezza, se non esistesse un barlume di normalità nella vita saremmo tutti allo sbando.Ma quello che latita a questo mondo è prima il buon senso e poi il rispetto.Perchè demonizzare l’aborto porta al neonato nel cassonetto (perchè nessuno pensa che forse chi vive in uno stato di abbandono, di indigenza forse NON SA che puoi partorire in ospedale e andarsene lasciando il piccolo senza problemi)Francamente io credo che persone dotate di buon senso ci pensano quando hanno dei rapporti prendendo delle precauzioni, penso anche che se il bimbo ti nasce con la pillola stretta in mano un motivo c’è ma piuttosto che trascurare, maltrattare o abbandonare una creatura a sè stessa (perchè crescono bimbi con genitori ma comunque totalmente abbandonati)meglio interrompere la gravidanza, ad ognuno la gestione della propria coscienza, e al prete di turno mi verrebbe voglia di dirgli che un “tipo” un pò di anni fa ha fermato una folla inferocita e ha detto “lanci la prima pietra chi è senza peccato”..eccheccazzo, ascoltiamo e capiamo solo quello che ci fa comodo. sempre? Stare svegli fa male, apri gli occhi e vedi quanto miseri siamo, quando, come dice Fausto, il più forte è forte con chi è debole e debole con chi è più forte.Quando paghi anche per gli errori degli altri se non sei più disposto a nasconderli, e li paghi due volte, una perchè diventi un traditore, due perchè hai frantumato in te l’idea che la giustizia e la correttezza siano naturali pieghe dell’animo umano. Lo schifo nel mondo è tanto, vedere o non vedere non lo fa diminuire ma forse guardare può rallentare il diffondersi della piaga..forse. non sono molto ottimista oggi, vorrei poter chiudere gli occhi Edoardo e non svegliarmi più perchè mi sento impotente di fronte a ciò che accade, e non solo nel mondo ma anche a casa mia, tra le persone che mi stanno vicino. Ho visto persone altalenare periodi di sonno alla veglia, ma come diamine fanno a richiudere gli occhi e fottersene? Ogni volta he ci provo gli incubi mi assalgono, sono io che non riesco più a tornare com’ero o le persone che ho attorno mi han dato solo l’illusione di essere sveglie ma in realtà non lo sono? Esiste solo il sonno e l’essere svegli o c’è anche la dimensione del sogno? ..
Scritto da ilaria, il 19 Giugno, 2007 at 13:24
Ilaria, non possiamo caricarci sulle spalle tutti i mali del mondo…lontano e vicino.
Il percorso di vita che facciamo non è “con gli altri” ma “vicino agli altri”
come due rette parallele. Vicino vuole dire tante cose belle da condividere ma vuole anche dire che non possiamo interferire con il destino altrui: è una amara verità.
Sul caso di Welby non commento perchè non so, ma so cosa farei se capitasse a me. Per cui penso a me.
No non è egoismo il mio ma sopravvivenza al polverone che si alza sempre per stordirci, per farci sentire colpevoli di tutto il male del mondo.
Ripeto che so cosa farei io.
Fausto le statistiche sono impressionanti. Non avevo pensato di indagare su internet. Su quel tema o visto, a suo tempo, già troppo.
Adriano adesso hai le spalle al muro. Restaci. Ma non per sempre…vedrai che recupererai il tempo sottratto.
Padre e figlio sono radici ed albero: anche se non si vedono tra loro, non possono fare a meno del loro rapporto!!
Scritto da Edoardo B., il 19 Giugno, 2007 at 14:20
mmmmmm, non mi convince questa distinzione.assolutamente d’accordo che non possiamo interferire nel destino degli altri, neanche in quello dei nostri figli, ma alle volte camminare a fianco di chi ami non è un percorso in parallelo. Può capitare di cadere e a quel punto può essere necessario abbandonare la distanza (perchè parallelo significa che per quanto minima c’è sempre un’uguale distanza tra i due punti per tutta la lunghezza della strada..)e farsi aiutare o aiutare l’altro, a volte può addirittura essere necessario prendere in braccio chi ha sbagliato e spostarlo dall’errore.
da qui a caricarsi tutti i problemi del mondo c’è un universo.
Io credo che dobbiamo sapere chi siamo, essere centrati in noi stessi ma non chiuderci in noi, riuscire comunque ad avvicinare gli altri senza assorbirli o farsi assorbire non è impresa facile, ma neanche impossibile. Siamo come gocce d’acqua, sferiche e perfette sa siamo soli, ma se ci avvicianiamo ad altre gocce d’acqua dovremmo poter perdere i nostri confini e diventare mare…
sono un pò utopica secondo te?
Scritto da ilaria, il 19 Giugno, 2007 at 14:40
Concordo pienamente con te Ilaria. Due rette parallele non si incontrano mai e quindi non vedo quale aiuto si possano dare l’un l’altra. Non credo che la tua visione dei rapporti umani sia utopica, anzi, se il percorso che tu delinei (e che, per esperienza personale, affermo che esiste per davvero)si realizzasse anche solo con una o due persone, sarebbe un vero e proprio traguardo per ognuno di noi.
Sicuramente un bambino abbandonato in un cassonetto è una notizia terrificante e drammatica; io che tutti i giorni sorrido vedendo mio figlio di un anno e mezzo che mi mette a soqquadro la casa, non riesco a figurarmi come si possa abbandonare la propria creatura nell’immondizia. Ma, tralasciando gli istinti omicidi nei confronti dei colpevoli di questo abomio-istinti che grazie al cielo mi mancano- il problema è come sottolinei tu, interrogarsi sul perché di questo rifiuto della maternità e comunque sull’ipocrisia di condannare l’interruzione di gravidanza. Perché non è vero che l’istinto materno è sempre innato nella donna. E a chi non si sente pronta per affrontare un passo del genere penso che vada aiutata ed ascoltata senza il solito lavaggio di cervello dei Tribunali della Coscienza.
Scritto da Alice Gerra, il 19 Giugno, 2007 at 16:39
Sapeste come sono contento stasera nel leggere lunghi e bellissimi commenti in questa pagina. E non perchè la riflessione sul film l’ha lanciata il sottoscritto, ma perchè, da come erano partiti i commenti (e addirittura da come era stato utilizzato lo spazio in quello di Welby) è nato, poi, un crescendo come un fiume ricco d’acqua pulita.
Eppoi perchè è la dimostrazione che chi si trova ogni tanto in questo spazio semi-virtuale (perchè qualcuno si conosce di persona) può incontrare persone veramente in gamba e che dal sonno sono uscite sicuramente da un po’.
Mi è piaciuta molto quell’espressione di Edoardo: “Padre e figlio sono radici ed albero: anche se non si vedono tra loro, non possono fare a meno del loro rapporto…”… Ad Adriano va gridato almeno due volte al giorno, dopo i pasti pricipali ed eventualmente al mattino ed alla sera prima di coricarsi.
Questa è sicuramente una regola e “va messa in tasca”.
Per quanto riguarda il parallelismo mi sembra che, in sostanza, siamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda; nel senso che Edoardo (mi sembra) si riferisce più a quello che Gibran sosteneva nel suo “Il Profeta”, riguardo al matrimonio: “…bevete lo stesso vino, ma non dallo stesso calice”… e … che “…il Cipresso non può crescere all’ombra della Quercia”… Poi arriva, nell’approfondimento del parallelismo, quella spinta più propriamente ( ma non eslusivamente ) di sensibilità femminile che afferma: I rapporti sono per forza biunivoci, altrimenti che rapporti sono?? E’ l’interazione che fa la differenza… Ditemi se ho afferrato male…
E quel…: “Siamo come gocce d’acqua, sferiche e perfette se siamo soli, ma se ci avvicianiamo ad altre gocce d’acqua dovremmo poter perdere i nostri confini e diventare mare…”… dell’Ilaria, non è altro che Panteismo… o no?!?!
Grazie per queste profonde riletture dei propri vissuti e di quel che ci circonda ( e viceversa, per biunivocità… )…
Scritto da Fausto Soregaroli, il 19 Giugno, 2007 at 21:43
Ho letto Gibran.
Come ho divorato altri profeti.
Ho letto anche Topolino, Capitan Michy doppio Rhum e Salasso, Il grande Black, Pecos Bill e Zagor…Tex Willer.
Naturalmente tutto Salgari.
Meno male sennò adesso sarei molto peggio.
Assai peggio!
Scritto da Edoardo B., il 19 Giugno, 2007 at 23:56
Ti aspetto con il primo numero dell’Intrepido anno 52(fascia larga)
:-0)
Scritto da liloni adriano, il 20 Giugno, 2007 at 00:00
Fausto, le tue calunnie contro Wojtyla lasciano il tempo che trovano, oltre ad essere sterili e gratuite.
E Edoardo, fammi il piacere di non accostare la grandezza di Salgari ai vaneggiamenti di Gibran.
Scritto da Tommaso Farina, il 20 Giugno, 2007 at 11:00
..Tommaso, tu si che sei un uomo propositivo! Complimenti
Grazie Alice, sapere che qualcuno ha sperimentato che è possibile avere un rapporto diverso dal parallelismo in questo particolare momento della mia vita mi aiuta molto.
Fausto fammi il piacere di non rispondere alla provocazione, ci sono battaglie che non vanno combattute, e non è Gibran o Salgari ma un dato di fatto, certi punti di vista semplicemente non si incontrano, qui si che vanno mantenute le rette parallele, e ben distanti anche…opinione personale ovviamente.
Scritto da ilaria, il 20 Giugno, 2007 at 12:29
E’ una tua opinione…, ma la condivido pienamente! Grazie, Ilaria.
Scritto da Fausto Soregaroli, il 20 Giugno, 2007 at 12:42
Tommaso sono riuscito a farti arrabbiare? Finalmente!
Comunque non accosto niente a nessuno. Ho conosciuto tanti lettori di profeti vari, certe cose vanno tradotte, sperimentate e assimilate. Leggere ed atteggiarsi saggio è una cosa, vivere e crescere una altra.
Gibran è il salice che si flette al vento…per resistere, è sedersi sul greto del fiume aspettando che passi il cadavere del nemico, è arrendevolezza, lasciar fluire le cose…
Salgari è l’espressione di forza primordiale: uomo natura contro uomo industria. corsari, pirati,tigrotti,giungla da una parte (uomo/natura) e Inghilterra, Brooke, imperialismo, potere, danari, dalla altra parte(uomo/industria).In una sfida continua che non finisce mai.
Io sono azione. Odio il pensiero perchè contamina l’azione.
Io sono da guerra. In guerra non si pensa si agisce.
La mia guerra e per vivere. Non per altro.
Conclusione? bho?
Scritto da Edoardo B., il 20 Giugno, 2007 at 13:18
il sergente ha il lanciafiamme pronto.
Scritto da liloni adriano, il 20 Giugno, 2007 at 13:26
Edorado… Toc, Toc?? Gibran è arrendevolezza?? Topo Gigio ti direbbe: ” Ma cosa mi dici mai…”… Il Piemontese non riesco a trsferirlo in blog.
Scritto da Fausto Soregaroli, il 20 Giugno, 2007 at 13:39
Edoardo… Toc, Toc?? Gibran è arrendevolezza?? Topo Gigio ti direbbe: ” Ma cosa mi dici mai…”… Il Piemontese non riesco a trsferirlo in blog.
Scritto da Fausto Soregaroli, il 20 Giugno, 2007 at 13:40
..la forza del salice stà nel flettersi al vento per non spezzarsi.
la forza dei marines (io e adriano) stà nel prendere a capocciate il vento con
la assoluta certezza che cambi direzione.
A Voi la scelta.
Scritto da Edoardo B., il 20 Giugno, 2007 at 14:04
hahhahaha la visione dei marines che si “scapocciano” contro il vento è fantastica….
Ma se vengo al primo di luglio ci siete tutti? dai che mi porto le pistole ad acqua dei miei figli e ci giochiamo la partita Salgari- Gibran col succo di frutta!!!
Arbitro mettiamo Topo Gigio ovviamente!
scusatemi ma le mie ultime due cellule neuronali attive sono in assemblea sindacale straordinaria oggi pomeriggio
Scritto da ilaria, il 20 Giugno, 2007 at 14:29
Personalmente credo che la vita possa essere abbastanza lunga (salvo gravi intoppi, è naturale) da essere vissuta sia come corsari che da salici: non sempre si può avanzare a capocciate e non sempre si può essere duttili e piegarsi come canne al vento. Senza snaturare il proprio essere, le sfumature esistono. Ma Sig. Farina, questo Gibran è propio la Sua bestia nera?? Cosa avrà mai scritto di tanto terribile?? Il messaggio non mi appare così delirante o negativo..quanto allo stile, in quel caso, de gustibus non disputandum est!!
Scritto da Alice Gerra, il 20 Giugno, 2007 at 16:39
Edo, non mi sono arrabbiato affatto, è solo che, ehm, non ho grandi simpatie per Gibran (e con questo rispondo anche ad Alice), mentre ne ho moltissime per Salgari, che negli anni ha dovuto subire offese di ogni genere: scrittura invecchiata, italiano sciatto e simili piacevolezze.
Ilaria, ti assicuro che la mia difesa di Wojtyla non è nient’affatto una provocazione, ma è autentica e motivata. Fausto sa che lo stimo, infatti non ha detto nulla e ha preso atto.
Scritto da Tommaso Farina, il 20 Giugno, 2007 at 17:06
Caro Tommaso,
Lavoro nel commercio dei servizi da almeno 13 anni e certe piccole astuzie per far rientrare in agorà le persone le conosco. Ma voglio prenderla con amicizia e simpatia, perchè quello che desidero veramente è fare tutti quanti una bella rimpatriata al primo di Luglio. Magari là potremo anche discutere su Woityla, partendo da Pacelli, per arrivare a Luciani, a Montini, a Woityla, appunto ed all’attuale Ratzinger.
Per il resto prendo atto solo di una cosa: che Edoardo sta facendo un po’ di marachelle, in quanto prima dice che è “arrendevolezza”, poi “elasticità”, poi “pensiero”, anzichè “azione”… Gibran è un ponte fra la cultura occidentale e quella orientale e, devo dire, di grande capacità sintetica.
Poi, per aggiungere due parole a quel che ha scritto Ilaria, devo dire che l’altro giorno ho chiesto a mio nipote il Cd che qualche anno fa gli ho regalato per masterizzarlo (ad uso personale…: meglio dirlo, perchè in Italia va in galera chi masterizza un cd, non una banca)!: si intitola Ufo Robot & Co… Spaziamo da Mazinga Zeta, a Gig Robot d’Acciao, da Nano-Nano a Wobinda; da Heidi a Dolce Remi… C’è anche la splendida Happy Days e la dolce Ape Maja… Insomma, ce l’ho in auto e lo porterò; così, prendendoci tutti per mano, le canteremo insieme.
Sayonara…
Scritto da Fausto Soregaroli, il 20 Giugno, 2007 at 20:01
Girotondi nooooooooooo!!
Arrendevolezza ed elasticità non sono la stessa cosa?
Il kung fu è arrendevolezza che sfrutta la forza dell’avversario ributtandogliela addosso.
Il 1/7 sarà una occasione per conoscerci di persona…e fare a testate.
eh eh eh.
Scritto da Edoardo B., il 20 Giugno, 2007 at 21:35
e’ l’aikido che sfrutta l’energia cinetica dell’avversario…un cazzotto da 90 chili montante ti basta? :-O)
Scritto da liloni adriano, il 20 Giugno, 2007 at 21:41
e’ l’aikido che sfrutta l’energia cinetica dell’avversario…un cazzotto da 90 chili montante ti basta? :-O)
Scritto da liloni adriano, il 20 Giugno, 2007 at 21:41
No,no, no, no, no, no… A testate la fai con Adriano: alla tua testa io non mi avvicino!
Anche perchè arrendevolezza è il mettere la coda fra le gambe e andarsene, mentre elasticità è forza espressa in modalità diversa dalle testate. Ovvero strategia ed energia propositiva, ma alternativa.
Notte…
Scritto da Fausto Soregaroli, il 20 Giugno, 2007 at 23:38
no dai Fausto che cd fantastico…LO VOGLIOOOOOO
E, per puntiglio Sig. Farina ho una grande stima del nostro rimpianto Santo Padre, come persona, scardinerei buona parte di ciò che rappresenta.
Ma non ha senso imbarcarsi in certe discussioni così, in via telematica, per cui
ripropongo lo scontro Giobran-Salgari che mi sembra più alla portata delle mie due povere celluline nervose e più adatto a questo spazio…
anzi
se smettiamo di scontrarci sul nulla e ammettiamo che, come dice Alice, non esiste una teoria più valida di un’altra ma che flettersi o non flettersi dipende dalle situazioni?
anche se superati i 45 gradi io di solito comincio ad inquietarmi…hahhahhaha
Scritto da ilaria, il 21 Giugno, 2007 at 09:23
Tranquilli, non mi voglio scontrare con nessuno.
E non toccate la testa di Adrianone, che sennò non ce la fa a mandare avanti il locale.
Scritto da Tommaso Farina, il 21 Giugno, 2007 at 13:50