La transumanza
Non solo l’Abruzzo(d’Annunzio vate celebratore) e’ terra di periodici viaggi dall’alpe alla pianura….
La transumanza in terra bresciana:
un percorso bellissimo su sentieri ancora esistenti che collegano la bassa con le prime colline e montagne passando per Valle camonica Valle sabbia e Valtrompia….
La parlata da contrabbandieri che unifica con piccole differenze tutto l’arco alpino(il gaì)
I sentieri piu’ battuti nel 900 e tuttora percorsi.
La cucina povera e gli usi tramandati da secoli.
L’importanza della cultura celtica.
A domani.
Per mantenere la tradizione, ed il ricordo delle proprie origini.



LA TRANSUMANZA
I ricordi dell’epoca, per i viaggi dei pastori dalignesi, sono generalmente orientati verso la pianura Padana, da Verona alla provincia milanese.
Il pastore era guida di se stesso, non si sentiva costretto a particolari espressioni di simpatia verso il potere politico del territorio in cui pascolava.
Oltre i territori conosciuti, nella Lombardia orientale, e’ attestata la transumanza verso Como.
E’ difficile dire se i pastori raggiungessero il comasco attraverso la Valtellina o il milanese; per quanto riguarda la preistoria, il progresso nella lavorazione dei metalli, attesta un movimento di artigiani in questa direzione.
Altrettanto vale per il medioevo.
Col tempo e’ segnalato anche un passaggio inverso dalla val di Gerola verso il Tonale per andare a lavorare nella Val di Sole.
Il percorso piu’ misterioso riguarda il nord e la Germania.
Sono segnalati, in epoca moderna, dei passaggi di pastori trentini dal comune di Temù per andare nella pianura Padana.
Non vi sono notizie di greggi in viaggio verso il Trentino.
Tuttavia vi e’ un elemento determinante per capire l’interesse verso il settentrione: si tratta del commercio del sale.
Esso e’ stato estratto nell’Austria, a partire dal Neolitico, ad Hallstatt, nel Dumberg e ad Hall nel Tirolo.
Il composto impregnava le rocce salifere e il minatore dell’epoca , con l’ascia di bronzo ed il cesto di cuoio e la torcia, lo portava alla superficie con la ghiaia.
Il prodotto austriaco si diffuse in tutte le Alpi ed esso divenne la terza merce preziosa che percorreva le vie dell’Europa insieme all’ambra ed allo stagno:
Il sale era indispensabile alla vita dell’uomo ed all’economia pastorale…….
……Tale necessita’ non poteva essere colmata gia’ in epoca preistorica, se non con l’acquisto del sale delle alpi.
L’apertura della pianura padana ai popoli alpini, con la conquista celtica, li mise in contatto con l’Adriatico.
tuttavia non cessarono i rapporti con l’Europa settentrionale.
Nel 1287 il comune di Brescia, in guerra con la Valcamonica, ottenne da Venezia il blocco dell’importazione del sale nella valle.
Questa decisione causo’ una sollevazione generale dei camuni ed il tentativo di staccarsi definitivamente da Brescia.
Il ricatto bresciano confermo’ ai Camuni che era necessario mantenere aperta la via del nord, proprio per poter essere sempre riforniti di questo alimento essenziale.
……segue
tratto da un bellissimo libro di Franco Bontempi.
Scritto da liloni adriano, il 24 Gennaio, 2007 at 15:44
……durante il dominio della Serenissima la possibilita’ di acquistare il sale d’Alemagna e’ unm privilegio accordato alla comunita’ camuna.
Nella pieve di Ossana in data 27 luglio 1627 viene pubblicato dall’ufficiale di pieve,Colombino, il proclama del capitano e dell’assessore delle valli,inviato ai sindaci delle pievi con il quale si proibisce l’esportazione del sale in Vallecamonica.Nonostante i divieti ,vi fu sempre un fiorente contrabbando fra la valle ed il principato di Trento (terminato alla fine della prima guerra mondiale.
Il commercio verso nord permette di comprendere la presenza di un ramo degli Auni nel Norico.I Genauni si trovano proprio nella zona del sale, i rapporti per la sua acquisizione fondano il legame fra i pastori camuni ed i minatori della Baviera, al punto di farne nel medioevo il fulcro degli scambi commerciali in zona.
Evidentemente l’alto costo della materia prima, ne limitava l’uso nelle pietanze(come il pane)che veniva supplito con zuppe di pane col vino,la pecora era l’animale che soffriva maggiormente dell’assenza di sale…la lana era meno bella e talvolta l’ovide ne moriva.In questa cultura dedita alla pastorizia si puo’ ben capire l’importanza del cloruro di sodio,tale da diventare necessita’ di bene pubblico, al punto di barattare il prezioso grano col sale, giungendo adirittura a lasciti testamentari da parte di personaggi pubblici dei preziosi sacchi del sale.
l’unione tra pastore e minatore comprende di capire il perche’ , nei secoli, di vasti spostamenti adirittura tra il Mediterraneo e l’Europa centrale.
Recita un antico proverbio “Ci vuole piu’ a fare un pastore,che un buon dottore”.
Ad analizzare a fondo questa attivita’ lavorativa emergono numerosi aspetti di grande abilita’ tecnica che concorrono a delineare la pastorizia come arte autentica.
La transumanza vecchia di 5000 anni comporta la conoscenza specifica dei periodi, dei luoghi, dei percorsi, delle aree di sosta, dei ripari, saperi secolari tramandati dalla preistoria di generazione in generazione.
La transumanza era una sorta di emigrazione dai monti al piano e viceversa.
Generalmente aveva inizio alla fine dell’estate o nel primo autunno subito dopo il parto collettivo delle pecore (agnelada).
Il capo pastore doveva scegliere con scrupolo il momento della partenza anticipando l’arrivo dei primi freddi che avrebbero potuto decimare le greggi, sopratutto gli agnelli.
Il pastore dunque doveva essere un conoscitore anche della meteorologia della zona
Le famiglie pastorali transumanti formavano spesso una carovana con carretti trainati da muli, dove si tenevano le cibarie, gli armenti le tende.
Una volta che il gregge si era messo in cammino bisognava calcolare le tappe, per il giusto riposo degli animali, e permettere la vendita in loco di pelli lana e formaggi.
Si pagava l’uso dei terreni con sacchi di sterco di pecora, ritenuto uno dei migliori concimi.
I pastori delle valli scendevano nella pianura cremonese e milanese passando per il lago d’Iseo e la val cavallina e Gazzanica, migrazioni complesse effetuate in decine di giorni fino al Po, e nella zona orientale fino all’Adriatico, nella zona piemontese fino alla Liguria…..segue
Scritto da liloni adriano, il 25 Gennaio, 2007 at 09:02
Il gaì come esperanto pastorale?
Mi son fatto questa idea leggendo man mano un interessante libro di Giacomo Goldaniga(GAI’ GAVI’ GAU’ l’antico gergo dei pastori) .
Certamente si tratta di una lingua arcaica, tramandata oralmente di padre in figlio(anche se risulta che fosse tramandata anche dalle donne) una lingua “di classe” usata da determinate tipologie quali i contrabbandieri ed i pastori, che avevano la necessita’, visto lo spostamento in tutto l’arco alpino di una sottolingua uguale o con pochissime differenze che permettesse di farsi capire, senza far intendere alle persone stanziali il significato,
Un intrigante misto di gaelico di latino e germanico, commkisto con il francese il tedesco e lo spagnolo) una “lingua criptica” che assume i suoi contorni effettivi solo alla fine dell’800 grazie agli studi del filologo Tiraboschi……
Un altro aspetto molto interessante era la mutevolezza della parlata: quando si accorgevano che la parlata conteneva parole che stavano diventando di uso comune si riunivano i capi pastore in riunioni apposite per codificare nuove parole…
Questo ci fa capire la segregazione sociale al quale hanno aderito i pastori, per la loro effettiva vita di erranti senza un punto di stabilita’.
Il gai’ visto anche come punto orgoglioso di distinguo dalle altre classi sociali.
L’incredibile di questa vera e propria lingua e’ la copertura di tutto l’arco alpino ed anche oltre facendone in determinati periodi una lingua settaria ma di amplissimo territorio, ben oltre certe lingue ufficialmente conosciute.
Questo ha fatto si’ che effettivamente i pastori vivessero oltre la societa’ comune in maniera transocietaria, creando ovviamente quell’alone di mistero e quasi da massoneria sulla loro vita.
Tutto questo per centinaia di anni, fino alla disgregazione effettuata dal processo di modernizzazione e stardadizzazione degli allevamenti( tuttora in lombardia trentino e veneto sussistono poche decine di pastori che effettuano la transumanza a piedi attraverso i sentieri millenari delle valli.
Personalmente ho incontrato 5 anni fa in val di Fumo (propaggine dell’Adamello) uno degli ultimi grandi vecchi pastori che con una cinquantine di pecore, partendo dalla bassa bresciana, in una settimana aveva coperto 160 chilometri….
Vita dura, e la chiusura sociale han fatto si’ che questa attivita’ millenaria si sia purtroppo quasi totalmente estinta…….
Scritto da liloni adriano, il 26 Gennaio, 2007 at 10:25
Ancora sul divenire
Ciao, Adriano!
Dopo la telefonata di oggi e la lettura di questo breve e intenso viaggio nella transumanza, mi è tornato ancora in mente quel “migrare” nel senso di divenire che ho accennato nel mio commento riguardo i “Trattori” e il lasciare l’attività.
Il sale ( NaCl ) e dunque la chimica; la prima legge della chimica che crea il passaggio dall’alchimia (non scienza) alla chimica ( scienza ); il suo enunciatore (Antoine Lavoisier) e “L’Alchimista” di Paulo Coelho, come modalità espressiva dell’evoluzione spirituale e della crescita interiore…
Andiamo per gradi.
“Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”….; basta questa frase quasi magica pronunciata da Lavoisier per far entrare l’alchimista in un nuovo universo, la chimica e per farlo entrare nella storia.
“Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”!
Facciamo un passo indietro…
Dal Devoto-Oli: “Transumanza: Complesso di migrazioni stagionali di bestiame dai pascoli di pianura a quelle delle regioni montuose e viceversa”… e ancora: “Transumare: dal francese transumher e dallo spagnolo trashumar, completamento del latino Humus (terra) e col prefisso trans (1909).
Ricordiamoci, ora, per un attimo, dei percorsi e dei vari lavori e dei successivi incontri del pastorello Santiago, nel romanzo di Coelho: un pastorello evidentemente e significatamene abbastanza ORIGINALE…
Arriviamo a poter definire, mettendo insieme le varie modalità di espressione del concetto di “Migrazione” a due tipi di Migrare, di Divenire: l’uno a Ciclo Chiuso e l’altro a Ciclo Aperto.
Il pastore classico che porta il bestiame di qua e di là e diventa schiavo della propria mentalità, tanto da escludere gli altri ( per tante ragioni ) e se stesso agli altri, è un elemento di Divenire a Ciclo Chiuso. Infatti scompare e il suo sapere di cinquemila anni se ne va in qualche modo perduto (Lavoisier direbbe altro).
Il pastorello di Coelho si apre all’Universo e a se stesso, quindi agli altri e rompe l’assurda schematicità dei circoli viziosi. Per cui evolve e, tutto ciò che impara, lo potrà donare a coloro che vorranno e saranno in grado impararlo, imbastendolo sulla propria persona.
Questo è un divenire a Ciclo Aperto.
Questa è la Vita…
A presto,
Fausto Soregaroli
Scritto da Fausto Soregaroli, il 26 Gennaio, 2007 at 20:21
purtroppo la vita quotidiana non e’ un romanzo di Coelho….
Basti pensare alla mortalita’ infantile in quella societa’…..per forza fra gli stenti sopravvivevano solo i piu’ dotati….e duri.
Scritto da liloni adriano, il 28 Gennaio, 2007 at 19:29