Lancillotto e il mestolo d’oro

il blog di Adriano Liloni & friends

24 Gennaio 2007

“IL MESTIERE DEL TRATTORE”

Ho appena ricevuto la notizia di amici che smettono il mestiere….
Mi spiace in maniera particolare, perche’ erano bravi(per come intendo io) a farlo…
questi due “ragazzi” (lui 48enne lei 45enne) hanno deciso di mollare…
neanche a farlo apposta leggo ora che altri amici sul lago di Como hanno deciso di mollare le redini….

che dire?…se non che se lo avessi saputo prima, forse avrei potuto convincerli a tenere duro…
io ho superato tempeste shakesperiane per seguire il mio istinto trattore…l’ho nel sangue, e certe volte mi chiedo se non sia genetica la cosa(mia nonna era una cuoca fantastica) ma non saprei fare altro…se non l’allevatore di maiale! intendetela come volete…….:-O)

4 Commenti a ““IL MESTIERE DEL TRATTORE””

  1. Caro Adriano,

    Sembra che anche i maiali stiano andando male, quantomeno stiano barcamenandosi; quindi non pensare ad alternative se non a quello che ti è dato come dono, come al musicista è la musica.
    E’ anche vero, però, che una cosa andrebbe detta -pur non conoscendo la storia e dunque i motivi che hanno spinto la ancor giovane coppia ad una scelta che può sicuramente spiacere -: ovvero che la vita non può essere una scelta definitiva. Snaturerebbe la sua essenza primaria. E credo che in fondo sia bello così.

    La staticità porta alla morte e il divenire alla vita.

    Ed anche nella conduzione di un locale si esprime tutto questo.

    Io che ho un curriculum anglossassone ad esempio - che in Italia non è mai visto bene - sono felice di poterlo spiattellare in faccia ai classici agenti assicurativi che, se gli domandi la differenza fra valore intero e primo rischio assoluto o tra franchigia relativa e franchigia a scaglioni, dopo trent’anni di vendite senza mai consulenziare manco lo sanno ancora. Eppure girano tronfi nei loro doppiopetto grigi che sembrano becchini (con rispetto ai becchini) e scendono lampadati dai loro macchinoni giocattoloni parcheggiati in doppia fila o sul marciapiede o, peggio, nei posti riservati ai portatori di handicap.
    Infatti si muta anche rimanendo nello stesso settore, senza per forza staccare la spina da uno per tuffarsi ad approfondire un settore che sembra non abbia nulla a che vedere e che, invece, ti porta a reincontrare il precedente e a sentirti più completo.

    Diciamo che il non voler accettare il cambiamento sembra tipico del dna italico, per cui, quando ti presenti col tuo bel bagaglio esperienziale in un’ agenzia assicurativa ( faccio sempre il mio di esempio, perdonami ) a Bergamo ( 1999 ) percepisci sospetto dall’ agente becca morto di turno che si domanda ( “Carneade: chi è costui ??” )come mai uno possa aver fatto una settantina di km verso ovest, non ricordandosi che vota per un partito che fa degli USA l’esempio di democrazia e di mobilità sul lavoro, dove, però, generalmente ci si sposta per lavoro da nord a sud - e non solo da est ad ovest -, per 6.000 km.

    Insomma, una ragione ed un significato nelle cose spesso ci sfugge..: ma, generalmente, dipende solo da noi.

    Fausto Soregaroli

    P.S. Sembra che l’influenza mi stia passando, prepara il pesce…

  2. Altra coppia di giovani trattori sfonda il muro e s’impadronisce del locale adiacente. Per due che lasciano ce ne sono altri due che insistono e s’ingrandiscono. E’ un altro di quei mestieri per cui ci vuole una grande passione e i sacrifici non sono pochi.

    Ciao

  3. —— Se un luogo piaceva a Gabriele d’Annunzio, figuratevi a noi.
    Gardone Riviera (Brescia) è forse la località gardesana più simile, per
    certi aspetti atmosferici, ad alcuni paesini affacciati sul ramo comasco del
    Lario. Salendo sulle colline verso il famoso Vittoriale degli italiani, vi
    potrà capitare, perfino in pieno giorno, di vedere dei simpaticissimi
    scoiattolini attraversare la strada, in mezzo a una verde distesa di macchia
    mediterranea appetita non solo dai tedeschi.
    Vien quasi naturale fermarsi a mangiare in questa bellissima landa. Al primo
    semaforo sulla strada statale, buttatevi a sinistra, passate in mezzo agli
    scoiattoli di prima e cercate il cartello della Trattoria Belvedere - Da
    Marietta (via Montecucco 62, tel. 036520960, chiuso giovedì, in estate
    sempre aperto, accetta tutte le carte di credito). Arrivare qui, come già
    accennato, sarà bellissimo: dopo qualche tornante, sistemate la macchina nel
    piccolo parcheggio, salite le scale e inoltratevi nel ristorante, costituito
    da un’unica grande veranda vetrata che d’estate è gaudiosamente aperta. Gli
    amanti delle viste panoramiche non rimarranno insensibili: dai tavoli della
    Marietta si gode una vista mozzafiato sul Garda, le sue isolette e i monti
    più lontani. Da lasciarci gli occhi!
    E la cucina? I gestori Giordano Avigo e Donatella Dolci puntano giustamente
    sul lago, non trascurando aperture a scelte più generaliste di carne e
    pesce: attuate però senza lo sguardo furbesco del ristoratore
    acchiappaturisti germanici. Che avrete per 35 euro, vini esclusi? Anzitutto,
    una scelta di vini non ampia ma correttissima, perfettamente adatta al menu.
    Conviene principiare da un eccellente antipastino di carnosa anguilla in
    carpione leggero con simpatico pane alla cipolla: un piatto lacustre
    semplice, gustosamente realizzato. Qualora voleste sbizzarrirvi col mare,
    potreste assaggiare la mousse di pescatrice e salmone con salsa di yogurt e
    zenzero. Primi piatti: anche qui onorare il Benaco vi farà felici. Il
    consiglio è quello di buttarsi sugli spaghetti in sugo di “aole de möra”:
    sono le alborelle essiccate l’estate precedente, e poi maturate in barile da
    un pescatore di fiducia. Conferiscono all’intingolo una simpatica, sapida e
    personale concretezza. Anche qui comunque le alternative non mancano:
    tortelli integrali di caprino con fave e trito di nocciole, oppure
    tagliatelle al ragù di faraona e dragoncello.
    Sui piatti forti trionfa il lavarello, specialmente alla griglia. E’
    comunque immancabile il classicissimo luccio in salsa, così come è imponente
    la tinca dorata alle erbe. Tra le carni, è da rimarcare un notevole filetto
    di manzo con mostarda e salsa di stracchino ai quattro pepi. Anche coi dolci
    sarete in buone mani: noi abbiamo provato un notevolissimo budino di
    liquirizia in salsa di cioccolato e menta, da farci il bis.
    Insomma, non tutto il Garda adegua prezzi e cucina alla clientela spesso
    orecchiante che viene dal nord Europa.
    ARTICOLO DI TOMMASO FARINA

  4. Con gli eventi che mi corrono sulla pelle, ho imparato a diversificare….
    questa passione mi sta lavorando oppure:
    questo lavoro mi sta appassionando….
    Fate voi.
    Resta il fatto che i mulini delle idee lavorano sempre…
    Il primo luglio si avvicina…lo attendo come una bella donna, per farlo mio.

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